“Echi notturni di incanti verdiani”: la recensione che nessuno mi ha chiesto.

di lucanos87

Per quanto sia difficile, per un ignorante quale son io, parlare di musica classica, mi accingo a recensire per voi il trattenimento musicale andato in scena ieri sera a Roncole Verdi, dal titolo “Echi notturni di incanti verdiani”. Per rendere il tutto più semplice, andrò per punti:

1)      IL PREZZO: è la prima cosa che lo spettatore vede in un’opera, ed è spesso anche l’ultima, dato l’odierno uso di far pagare a caro prezzo la cultura che per secoli si è tentato di far digerire alle masse. Fortunatamente, ier sera abbiamo assistito ad un’inversione di tendenza, con prezzi decisamente popolari, tali che non si potrebbe trovar di meglio nemmeno al Teatro Ponchielli di Cremona.

2)      LA MUSICA: buona l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini nel suo complesso, composta di giovani ma ben istruiti elementi, che in attesa di assurgere a fama internazionale deliziano gli appassionati verdiani laddove tutto ebbe inizio. Degna di nota la magra clarinettista, fulgido esempio di bellezza muliebre ed altresì di come al giorno d’oggi non si possa cibarsi di cultura.

3)      IL CANTO: una buona prova hanno dato anche i cantanti lirici, divisi in numero pari tra maschi e femmine. Unica pecca del comparto, dovuta probabilmente alla provenienza degli artisti, qualche caduta nella dizione di Sparafucile e Violetta, entrambi comunque molto bravi. Il Coro del Teatro Municipale di Piacenza merita una menzione a parte. Se infatti il coro lirico usuale è composto da soli cantanti, questo era formato da due plotoni: il primo, più numeroso, formato da cantanti, si muoveva leggiadro sulla scena; il secondo, dai numeri più contenuti e formato da infiltratori del COMSUBIN, ha guadagnato la fiducia del pubblico e si è nascosto tra esso, fingendo di farne parte, per poi saltar fuori all’ultimo momento tra sguardi di stupore ed ammirazione.

4)      LA SCENOGRAFIA: grazie alla presenza della casa natale di Giuseppe Verdi, casualmente situata dietro al palco, lo scenografo, dopo un paio di minuscoli interventi, ha potuto finalmente prendersi la vacanza che aspettava dalla scorsa stagione lirica. Minimalista ma di grande effetto.

5)       I COSTUMI: se si escludono l’orchestra, in vestito nero d’ordinanza, ed il coro, in abito da sera per coloro che calcavano il palco ed in mimetica da guerra urbana per gli incursori, si può dire senza timore di smentita che i costumi erano sfarzosi e ben curati.

6)      LA REGIA: è qui che un ignorante come me si perde, ed è costretto a menar polemiche su di uno spettacolo altrimenti ottimo. Sia ben chiaro, non sto accusando la regista di aver commesso errori: lo spettacolo era coerente, ben strutturato e godibile. Devo però far notare come, complice l’abuso di termini aulici nel foglietto esplicativo (cosa ormai comune a tutti i foglietti esplicativi, oserei dire) e la mancanza di veri e propri stacchi tra scena e scena, lo spettatore più ignorante, che favorito dal prezzo ridicolmente basso dei posti a sedere, avesse deciso di avvicinarsi proprio ier sera all’opera lirica, avrebbe facilmente potuto confondersi. Chi scrive non è un paladino dell’educazione delle masse ad ogni costo, anche contro la loro volontà, ma credo che qualche didascalia o qualche parola di presentazione sarebbero state tempo ben speso.  Tocco di classe a mio parere, anche se pochi avranno apprezzato, la permanenza dei cadaveri sulla scena, ovvio richiamo agli usi teatrali antichi.

7)      IL PUBBLICO: nonostante i prezzi veramente bassi, che avrebbero potuto permettere a qualunque malnato di sedere tra il pubblico e menar scompiglio, la folla che si è radunata sulle gradinate per lo spettacolo era composta, oltre che da un migliaio di rappresentanti delle massime cariche istituzionali non paganti, da sinceri amanti della musica, competenti e silenziosi, che hanno facilitato col loro silenzio le riprese della Rai TV. Nutrita anche la presenza straniera, nella quale spiccavano i felicissimi belgi, primi ad applaudire ed ultimi ad andarsene.

8)      IL TITOLO: diciamocelo, il titolo dello spettacolo è tanticchia complicato, a metà tra l’aulica suggestione ed il gioco di parole di quarta categoria.

Tirate le somme, mi sento di poterlo definire un ottimo spettacolo. Chi di voi l’avesse perso e bruciasse d’invidia potrà, forse, vederlo prossimamente sulle reti Rai, o addirittura acquistarlo in DVD.

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