Neil not so much Young anymore yet still kicking, somehow…

di lucanos87

Non avrei voluto farlo, ma dopo aver visto alcune recensioni scritte coi piedi ho capito che è mio dovere porre rimedio a questa situazione di disinformazione. Pertanto ecco a voi la recensione del concerto di Neil Young and the Crazy Horse al Lucca Summer Festival fatta da un ignorante. Un ignorante che ha visto il concerto, ovviamente.

Immagine

Ecco il palco, prima del concerto, fotografato dall’angolo della zona VIP.

Innanzitutto, la piazza è un minuscolo buco, cosa che favorisce la vicinanza al palco, anche per coloro che rimangono indietro. Purtroppo, la scelta di mettere il palco VIP, con sedie imbottite ed hostess ficherrime, attorno alla statua al centro della piazza ha scatenato le ire di coloro che sono arrivati per ultimi e si sono trovati la vista ostruita. Ma, dico io, che bisogno c’è di vedere Neil Young quando ci sono le hostess?

Immagine

Devendra Banhart: non sembra ma stanno suonando…

Lasciatemi poi spendere due parole su Devendra Banhart, ovvero il gruppo (più un tizio con dei suonatori che un gruppo vero e proprio) di supporto. Nato nel 1981, magro come chi sia appena fuggito da un lager, istrionico e divertente. Musica a metà tra sonorità hawaiane e folk californiano. Ampio uso di smorfie e vocalizzi dadaisti.  E purtroppo finisce qui, perché non lo avevo mai sentito nominare prima di ieri sera e non so altro.

Veniamo ora a quello che i Perfidi Albionici chiamerebbero il Featured  Act, o l’Headliner.

Immagine

Si prepara il palco per Neil Young: 40 minuti di lavoro. Non ho foto del concerto perchè il telefonino è quel che è…

Il suddetto Neil si presenta bene, in buona salute ed energico nonostante l’età, con una bella vocetta da giovincello, al contrario di Bob Dylan che al momento non si distingue da Louis Armstrong. Allo stesso modo i Crazy Horse, che dopo una mezz’ora uno già capisce da dove viene il nome. Hanno l’energia di un cavallo, nonostante l’età, ed almeno il chitarrista soffre di problemi mentali: divide equamente il suo tempo tra gesti osceni verso un antipatico membro del pubblico ed involontarie distruzioni di chitarre ed equipaggiamento (ne fa fuori tre, per motivi che vanno dalla rottura delle corde al cedimento della componente elettrica).  Ad un certo punto, dopo l’ennesima rottura, è costretto a fare metà canzone dietro al microfono, a metà tra il corista e il danzatore irlandese.

Essendo io un ignorante, uno che fino a ieri sera non sapeva nemmeno che faccia avesse un Neil Young, e che di certo non l’aveva mai sentito cantare, non posso qui dilungarmi in giudizi sull’opportunità di mettere in scaletta certi brani piuttosto che altri. Mi limito a dire che Powderfinger (no, non quella di quel simpaticone di De Gregori), Walk Like A Giant, Heart Of Gold, Blowing In The Wind e Roll Another Number (For the road) sono state cantate con grande gioia dei presenti (me compreso).

Concludo dicendo che il Sig. Young si è comportato da vero professionista timido, suonando quasi senza interruzione e facendo la maggior parte del concerto come se il pubblico non esistesse, parlando solo alla fine per i ringraziamenti ed i saluti. Certi cantanti impegnati dovrebbero imparare da lui.

Annunci