Culture will tear me apart, again…

di lucanos87

Non sono una persona di grande cultura. Ho letto qualche centinaio di libri e imparato qualche lingua e questo è quanto. Chi di voi potesse osservare la mia biblioteca noterebbe anche un certo trend nelle mie letture, ma nulla che sia sopra la media. Orbene temo che questa pur ridotta cultura stia diventando sempre più un fardello nella mia vita di tutti i giorni.

La cultura (di qualsiasi tipo) lascia cicatrici profonde su chi le si avvicina, cicatrici impossibili da rimuovere. Ogni nuovo libro letto è come una specie di Vietnam cerebrale, con sangue, napalm e PTSD. What you’ve seen cannot be unseen. Avviene così che quella che a molti sembra la via per aprire la mente possa essere anche una via per chiudersi agli altri.

Per ogni nuova persona che incontro, la prima cosa di cui mi accorgo è se ha seguito un percorso culturale simile al mio. Se ha studiato il greco ed il latino, se sa l’inglese, se ha un’idea di cosa pensasse Platone, se si rende conto di quale grande capolavoro musicale sia Quadrophenia degli Who. Se vedo che non sa a memoria almeno un sonetto di Shakespeare, una poesia di Spoon River, un distico di Archiloco, un testo di Pete Townshend, perdo rapidamente interesse per la conversazione e più in generale per la persona. La cosa è ancora peggiore con le donne: sono più eccitato dall’idea di poter sostenere con loro una fluida conversazione in inglese che dall’idea di avere con loro rapporti sessuali. In ogni caso come potrei avere rapporti sessuali con una donna che non ha mai ascoltato “Love, Reign O’er Me“? Il tutto si ridurrebbe ad uno sterile e freddo esercizio di biomeccanica applicata.

Credo che tutto ciò sia dovuto ai moderni mezzi di comunicazione ad alla cultura massificata. In un mondo in cui chiunque può ottenere almeno un’infarinatura culturale a costo zero, in un mondo in cui ormai il genere umano somiglia sempre più ad una gigantesca hive-mind, non riesco a concepire che vi siano ancora persone che in un modo o nell’altro non abbiano ricevuto il mio stesso imprinting. Mi sembra assurdo che ciò che più ci unisce come gruppo/specie finisca anche per portare i singoli individui alla solitudine. Mi fa rabbia sentire di avere più cose in comune con un greco del 600 a.C. che con un mio concittadino.

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