The Hunger Games: La Ragazza Di Fuoco: la (smorta) recensione

di lucanos87

Mercoledì sera, finalmente, ho raccattato Marta (mia usuale compagna di sventura cinematografica) e sono andato a vedere “The Hunger Games: La Ragazza Di Fuoco”. Il giorno infrasettimanale non è stato scelto a caso: essendo due cinefili (pure cinofili) lavoratori, ed avendo vite sociali divergenti, abbiamo trovato un punto di contatto nel fatto che al mercoledì il cine costa 2 euri in meno.

Dopo aver sfidato il freddo polare, dopo aver lottato con una manciata di monetine ribelli, dopo venti minuti venti di orribili, trite pubblicità (esclusa quella di Mokarabia, quella è davvero originale), dopo una decina di trailers di film tutto sommato appetibili (Last Vegas, per dirne uno), possiamo finalmente addentrarci nella recensione.

Iniziamo col dire che condensare un libro intero in tre ore di film è un’impresa difficile. Talmente difficile che stavolta non ci hanno nemmeno provato. Se avete letto il libro, questo film, per quanto fedele, vi sembrerà alquanto vuoto. Vi sono tutte le scene più importanti, alcune rese davvero molto bene (la visita di Donald Sutherland a Jennifer Lawrence all’inizio del film vale il prezzo del biglietto), ma la maggior parte di quei piccoli particolari che rendevano il libro avvincente non ci sono. Mancano del tutto anche la cappa di pessimismo e la graduale discesa nella psicosi della protagonista, che nel libro tanta parte occupavano. Ma, per ogni cosa che manca ce n’è una che risplende.

Gli attori sono come sempre in palla, ma a causa del doppiaggio non ho potuto farmi un’idea più di tanto. Inutile star qui a fare l’elenco, poiché sono per la maggior parte gli stessi del primo. Val la pena di spendere una parola solo sulle tre addizioni più importanti: Philip Seymour Hoffman nel ruolo di Plutarch Heavensbee, più viscido che mai; Sam Claflin nel ruolo di Finnick, bello, impossibile, espressivo nei pochi momenti a disposizione (molta della crescita del suo personaggio è tagliata rispetto al libro); Jena Malone nel ruolo di Johanna, una meravigliosa gattina attaccata alle balle, ‘nuff said. Il buon Liam Hemsworth è come al solito espressivo come un cippo tombale vichingo ed altrettanto utile per il buon proseguimento della trama: sospendo nuovamente il giudizio, sperando che gli diano un po’ più di screen-time nei prossimi due film (e se seguono i libri, dovrebbero).

Gli effetti visivi sono molto buoni, ed anche Elizabeth Banks diventa più bella, in parte grazie ai vestiti di McQueen ed in parte grazie al trucco un po’ meno pesante, che lascia trasparire la sua bellezza e la sua espressività. Le musiche sono buone e meno asettiche che nel primo film.

Nel complesso un film godibile, leggero nonostante le quasi tre ore di proiezione, adatto a tutta la famiglia (non proprio, ma si vede comunque meno sangue che nel primo), che lascia con un sano appetito per il prossimo sequel.

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