Cosa ho fatto la settimana scorsa…

Ho passato la scorsa settimana, anzi poco più di una settimana a cavallo dell’ultimo dell’anno, in Germania, a Berlino. L’idea era quella di gettarmi in un’orgia di discoteche e locali ma, un po’ per la mia svogliatezza atavica, un po’ per alcune mie scelte sbagliate in tema di mezzi di locomozione che hanno seriamente minato la mia capacità di stare in piedi, un po’ per le interminabili, gelide e per nulla scorrevoli file fuori dalle suddette discoteche ed un po’ per la grande attrazione esercitata su di me dai musei, quello che doveva essere un nebuloso turbine di alcool e divertimento si è trasformato in un nebuloso turbine di alcool e cultura. Ho comunque potuto notare alcune cose che mi preme dirvi, in parte per sfatare alcuni miti, in parte per rafforzarne alcuni altri. Tutti ciò che leggerete di seguito è basato su fatti realmente accaduti, ogni riferimento a cose o persone realmente esistenti è puramente volontario.

Rauchen verboten
Chiunque abbia mai preso un treno italiano o sia mai stato in un grande albergo in Italia, per lo meno in un albergo a sud di Cortina, avrà sicuramente notato i bei cartelli di vietato fumare, in varie lingue, che fan mostra di se praticamente ovunque. Orbene, la formula “Rauchen verboten”, usata per vietare il fumo ai turisti tedeschi, in Germania non esiste, o se esiste la tengono ben nascosta. Innanzitutto perché in Germania non esiste un generale divieto di fumo nei locali pubblici (alcuni bar sono letteralmente annebbiati), secondariamente perché il tedesco medio preferisce esporre il cartello con la sigaretta sbarrata, seguito da una didascalia che in italiano suonerebbe circa così: “Sala (o vagone, o scomparto, o addirittura, nei grandi edifici, piano) non fumatori”.

L’efficienza del popolo tedesco
Semplicemente non esiste. Almeno non come la immaginiamo noi. Non vedrete mai, tranne che in occasioni speciali quali il veglione dell’ultimo dell’anno, un tedesco che getta a terra dell’immondizia. Purtroppo non vedrete mai nemmeno, salvo che non si tratti di un privato cittadino che pulisce il marciapiede davanti a casa, un tedesco che raccoglie l’immondizia per strada. A Viareggio, città sporca e poco profumata (mi scuso coi viareggini, ma non possono negare che il porto e le spiagge portino in città un sacco di polvere e di cattivo odore), il primo giorno dell’anno, alle ore cinque di mattina, è possibile vedere gli spazzini levare dalle strade i resti dei festeggiamenti. A Berlino, il terzo giorno dell’anno, è possibile vedere finalmente qualche privato cittadino che, stanco di aspettare, libera il marciapiedi davanti alla porta di casa dai rimasugli dei botti e dalle bottiglie rotte. Fine. Se passate in una via senza portoni o negozi non aspettatevi di riuscire a camminare bene. Esistono poi bidoni diversi per vetri di colore diverso, ma i cestini per la spazzatura sono rarissimi lontano dalle stazioni dei mezzi pubblici.

I tedeschi sono tutti inquadrati
Falso. Scoppiano petardi più grossi ed in numero maggiore di quanto farebbe un napoletano, e vanno avanti per più tempo (cominciano il 28 Dicembre o prima e finiscono il 3 Gennaio o dopo), senza distinzione di sesso, età o religione. Composti sessantenni viaggiano in metro con zainetti pieni di razzi.
Sono poi ben felici di evadere le tasse:
Io: “Ecco a lei!” (dando i soldi alla cassiera)
Cassiera: “Grazie! Vuole lo scontrino?” (guardandomi cupa, con sospetto)
Io: “Faccio anche senza…”
Cassiera: “Splendido! Abbia una buonissima giornata e che Dio la benedica!” (Sorridendomi felice e radiosa, senza fare alcuno scontrino)

I poliziotti tedeschi sono cattivi
Vero, almeno per quanto riguarda i poliziotti alla frontiera. Laddove i poliziotti austriaci, sorridendo, si sono accontentati di dare una sfuggevole occhiata alla mia patente, i poliziotti tedeschi, ringhiando, hanno preteso di vedere la mia carta d’identità, a costo di farmela cercare nelle tasche della valigia, per poi esaminarne ogni particolare con una lente d’ingrandimento per cinque minuti.

Il cibo, tedesco (e non)
Nelle grandi città è pessimo e poco variegato. Berlino è una distesa di monotone birrerie (solo wurstel e sauerkraut, polpette e sauerkraut, wienerschnitzel e sauerkraut, il tutto very overpriced e senza una vera scelta per quanto riguarda la birra), ristoranti etnici (si salvano solo turchi e orientali, anche se non a tutti possono piacere), fastfoods soprattutto dove partono i mezzi pubblici (entrate in metropolitana profumati come Casanova al ballo, uscite che siete un misto tra un venditore d’aglio pakistano ed un friggitore cinese) e ristoranti italiani (spaghetti bolognese e pizza con l’ananas per la maggior parte, ma guai a chiedere una marinara, si salvano solo i self service Vapiano e qualche pizzeria gestita da napoletani in periferia). In genere scordatevi comunque frutta e verdura.
I bar d’altro canto sono molto accoglienti, hanno una buona varietà di bevande (birre et non) e tendono ad avere, ove sia presente una cucina, una buona varietà di primi piatti (buoni), di secondi e di dolci (ottimi). Non sprecatevi a chiedere una spremuta d’arancia.

Ebrei, nazismo e comunismo
L’impronta lasciata dagli ebrei nella storia tedesca è impressionante. Il cimitero ebraico di Berlino è enorme e la Nuova Sinagoga è splendida. Al museo della tecnica vi potrete rendere conto di quanto in effetti gli ebrei avessero in mano (in buona mano, con industrie floride ed ottimi piani di investimento) l’economia tedesca durante la prima metà del secolo scorso. Hitler ha solo dovuto puntare il dito verso una ben visibile verità e lasciare che la paranoia e la stupidità umana facessero il resto (non ricorda anche a voi un certo Beppe?).
L’impronta lasciata dal nazismo è altrettanto profonda. Nei musei, ogni cosa parla di Hitler, o per sottolineare quanto la sua presenza è stata deleteria per la cultura, o per sottolineare quanto la sua assenza sia stata una benedizione. Non esiste un vero e proprio pudore riguardo a quegli anni, ma non vedrete mai, non nei luoghi pubblici almeno, vestigia di quel periodo.
Quello che non è stato distrutto dai nazisti è stato rovinato dai comunisti. Vedi il paragrafo sul nazismo poco sopra. La loro impronta è comunque rimasta a Berlino est, dove i casermoni ed il cemento armato regnano sovrani.

Il muro di Berlino e la Porta di Brandeburgo
I due simboli di Berlino e della Germania sono deludenti.
Il mitico muro è sottilissimo e per nulla imponente. Senza le crudeli guardie armate ed il filo spinato non rende l’idea. Molto interessanti sono però i graffiti sul tratto lungo la Spree e le piccole esposizioni storiche in giro per la città.
La sublime Porta è bellissima, ma molto piccola. La sua imponenza è ridotta ancor più dai grossi edifici, sedi delle ambasciate francese ed americana, che sorgono ai suoi lati. Non si capisce poi perché un popolo così battagliero dovrebbe mettere, sulla sommità di una porta della città, una statua della vittoria che, invece di guidare i cittadini alla conquista di nuovi territori, è girata in modo tale che sembri guidare i nemici alla conquista della città.

L’ufficio postale
Yeah, good luck with that!

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