Ελευτερία και Θάνατος

Ho amato il liceo. L’ho amato con tutto il cuore.

Ho amato le sue strutture. Ho amato le sue antiche mura, testimoni inconsapevoli di secoli di orrori. Ho amato i suoi corridoi, freddi d’inverno e caldi d’estate, utili a temprare nel corpo i giovani venuti ad essi per temprare la mente. Ho amato il grande, selvaggio giardino, sempre pervaso da profumi mediorientali. Ho amato le aule, piccoli esperimenti sociali dall’esito scontato. Ho amato i cessi, di gran lunga gli ambienti più puliti. Ho amato i distributori automatici, ma talvolta si deve fare del male proprio a ciò che più si ama.

Ho amato i suoi abitanti. Ho amato i piccioni, sempre pronti a lordare ogni cosa coi loro vili escrementi. Ho amato le zecche, così a loro volta piene d’amore per gli altri esseri viventi da non fare distinzione tra il sangue di un piccione e quello di uno studente, sempre pronte a concedere la loro bocca a chiunque passasse loro vicino. Ho amato gli inservienti, anche se ci ho messo cinque anni a capire che, secondo molti di loro, il prefisso “in-” all’inizio della loro mansione era l’equivalente latino di un alfa privativo. Ho amato i professori, bistrattata categoria umana sempre al limite tra la crisi di nervi ed il TSO, sempre pronti a riversare sugli svogliati studenti anni di abusi da parte del dirigente scolastico, salvo poi promuoverli tutti, don’t let the door kick your ass, novit enim Dominus qui sunt eius. Ho amato il preside, uomo dall’agile mente, nato già vecchio, la cui soluzione a tutti i problemi era una biliosissima circolare. Ho amato il corpo studenti, persone caratterizzate dalla mente aperta come il caveau di Fort Knox e dalla malleabile volontà di riuscire. Ho amato le studentesse, con le quali potevo parlare per ore di religione, a patto che non postulassi mai, nemmeno per assurdo, l’esistenza di Dio. Ho amato le studentesse, con le quali potevo parlare per ore di politica, purchè mi attenessi strettamente ai dettami del PCUS. Ho amato le studentesse, ieri e domani. Ho amato gli studenti, in classe per cause di forza maggiore. Ho amato gli studenti, porci con le perle. Ho amato gli studenti, proprio perchè non ci siamo mai capiti.