That’s so ’90s!

di lucanos87

Ho sempre pensato di essere “diverso” come una pera Abate in un cesto di pere Williams, ma sono sicuro che tutti noi nati negli anni ’80 siamo uguali almeno in una cosa: i sentimenti coi quali ci approcciamo alle serate anni ’90 nei locali. In genere ci andiamo con la stessa mentalità con cui andremmo a visitare il mausoleo di Lenin o quello di Mao: essere sicuri che siano morti. Inutile negarlo, a nessuno che ci sia passato attraverso da sveglio verrebbe mai in mente di rivivere quegli anni fatti di guerre, droga e becero consumismo. Anche per questo ci andiamo, perchè ricordare quanto facessero schifo ci aiuti a non ripetere più certi errori.

C’è poi in noi che quegli anni li abbiamo vissuti un certo elitario snobismo che ci spinge a partecipare a queste serate per ridere di tutti coloro che, essendo nati troppo tardi, vogliono nondimeno tentare di catturare lo spirito di quei tempi. Li osserviamo aggirarsi in locali bui, con addosso camicie di finta flanella o T-shirts monocrome, tentando di ballare la peggio musica commerciale dei primi anni 2000, incapaci di distinguere la differenza tra quella e la peggio musica commerciale anni ’90, e ci sentiamo un po’ come Danilo Mainardi di fronte ad una nidiata di pinguini imperatore che muovono i primi passi tra branchi di trichechi ed acque infestate da orche assassine.

Una cosa sempre molto divertente è prendere nota dell’abisso culturale che divide la nostra generazione da quelle nuove pressochè in tutto. Premesso che sì, sono probabilmente un po’ troppo eccentrico, nondimeno quando mi trovo in certe situazioni metto il pilota automatico e lascio che la curiosità faccia il resto. Capità così che io veda una ragazza con un triangolo equilatero, con simboli inscritti, tatuato su di un braccio, e dopo averle afferrato il polso per vederlo meglio le chieda se il triangolo sia il simbolo alchemico del fuoco o quello dell’acqua (che per chi non lo sapesse sono triangoli equilateri che differiscono solo per la posizione degli angoli sul piano cartesiano). Accade allora che mi senta rispondere che no, sono i Doni della Morte (tu quoque, Harrius). L’unica cosa che sembra accomunare veramente noi e loro è l’alcool: bere tanto, bere forte, bere in fretta.

Molto interessante è anche confrontarsi con la moda anni ’90 immaginata dai ragazzi di oggi. Se alcuni se la cavano cercando consigli su internet, altri sbagliano clamorosamente decennio e sembrano usciti da “Happy Days”. Non si vede mai una maglietta da rapper, nè una Nike Air, nemmeno tra i neri, e non va certo meglio alle bandane ed alle giacche di pelle dei rockers à la Guns & Roses o al look punk-rock che tanto piaceva alla mia generazione. I giovani d’oggi, pensando alla moda di quel periodo, hanno in mente solo i Nirvana. L’unica cosa che impedisce a queste serate di diventare dei raduni di sosia di Kurt Cobain (perchè sì, Krist Novoselic e Dave Grohl quanto a vestiario non se li fila nessuno) è il fatto che il giovane moderno nella maggior parte dei casi se ne sbatte del tema e va vestito normalmente.

Potrei anche andare avanti parlando del linguaggio, e di come e di quanto sia cambiato rendendo impossibile catturare realmente lo spirito di un’epoca così recente eppur così lontana, creando a volte divisioni insanabili tra le generazioni, ma finirei per annoiarvi con considerazioni di stampo orwelliano su come il linguaggio influenzi i pensieri e vice versa. L’unica considerazione degna di essere riportata, a conclusione di questo excursus, è quella che per prima ci viene in mente il mattino seguente, appena svegli: “ma negli anni ’90 questo fottuto mal di testa non c’era!”

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