EXPO 2015: arrivi fagiolo, riparti sedano rapa.

Spinto da irrefrenabili manie suicide, ho deciso di passare la giornata (dalle 10:00 alle 24:00) di qualche Sabato fa (06/06/2015) ad EXPO 2015, incurante del caldo e della enormità del luogo. Poichè non volevo morire da solo, memore della famosa commedia di Filemone di Siracusa, ho chiesto a Maria di accompagnarmi: il seguente resoconto si basa sulle nostre personali esperienze.

Il piano iniziale era di trovarci a Rho, ridente buco di fogna situato a Nord di Milano, dove avevo prenotato una stanza in un ridente (questo sì, era proprio carino) B&B. Purtroppo il sito di Trenitalia si sposa male con la realtà oggettiva dei fatti, ed è stato solo al prezzo di numerose bestemmie che sono riuscito a raggiungere il luogo dell’appuntamento. Alle ore 08:30, comunque, stivate le scarne valigie, salivamo sul treno diretto a Rho Fiera Expo Milano 2015.

Scesi dal treno, la prima bella sorpresa ci è stata regalata dall’ampio sottopasso, stile vomitorium, che ci ha permesso di arrivare in una cinquantina di secondi dal binario alle porte di Expo. Inutile dire che arrivare almeno un’ora prima è fondamentale: i cancelli aprono alle 10:00 del mattino, ma si possono attraversare solo dopo controlli degni di un aeroporto, dunque date le affluenze se arrivate alle 10, entrate a mezzogiorno… Durante l’attesa, è utile fare amicizia coi compagni di fila: sparare minchiate a ruota libera con studenti di agraria baresi farà volare il tempo.

Una volta affrontate le fameliche bocche dei tornelli, ciò che vi attende è quanto di più enorme possiate immaginare. Una specie di accampamento militare romano, i cui cardo e decumano sono larghi quanto un’autostrada e coperti da un velario alto decine di metri. Tutto questo però lo scoprirete dopo, poichè prima è d’obbligo la tappa al famigerato Padiglione Zero. All’interno, enormi stanze ospitano diorami e proiezioni volti a mettervi dell’umore giusto, presentandovi i temi che poi verranno sviluppati dai vari padiglioni statali. A dire il vero vi è anche una funzione secondaria ma ugualmente importante: alla vostra seconda visita distrarrà gli altri visitatori, permettendovi di girarci intorno e correre al Padiglione Italia per entrare prima che si formi la fila.

Usciti dal Padiglione Zero, le cose si sono fatte di colpo molto più complicate. Avevamo una mappa, e come ho già detto la pianta di Expo è quella squadrata ed ordinata di un accampamento militare, ma queste sono le uniche indicazioni che avete. Superato lo Zero, gli altri Padiglioni sono trattati in maniera assolutamente paritaria, e sta solo a voi decidere quali visitare e quali sacrificare, magari sperando di poterli vedere in futuro quando ritornerete. Questo, unito all’ubiquità delle rivendite di alcolici, tende a frastornare le menti deboli.

Durante l’attesa ai tornelli, io e Maria ci eravamo accordati su una lista di paesi che volevamo assolutamente vedere: Angola (per le bistecche di coccodrillo), Giappone (per il cibo giapponese), Ecuador (dov’è nata Maria), Polonia (per i Pierogi) e Grecia (per l’Ouzo). Anche il Vietnam era stato preso in considerazione, in virtù dei suoi bacherozzi alla griglia, ma non eravamo sicuri che fossero già arrivati. E poi, mangiare bacherozzi? Sticazzi! Nonostante questa breve lista, siamo riusciti a vederne una quindicina in più.

La strategia da noi adottata, strategia che caldamente consigliamo anche è voi, è la ben nota AC/DC (altrimenti detta “A Cazzo Di Cane”). Consiste, la strategia, nell’avviarsi verso un Padiglione che si ha una gran voglia di visitare, per poi infilarsi in ogni altro Padiglione intermedio ove non vi sia coda. Questo innovativo metodo ci ha permesso di vedere, nell’ordine: Belgio (Straffe Hendrik, saccottino al cioccolato e caffè), Nepal (e se non piangi, di che pianger suoli?), Angola (il ristorante apriva all’una, CBCR), Pernigotti (non è uno stato ma il gelato è comunque ottimo), Colombia (un paio di banconote per la mia collezione), Franciacorta (bevi poco, bevi bene), Polonia (anche Maria è entrata nel tunnel dei Pierogi), Regno Unito (bruchi a secchiate), Israele (vino rosso kosher), Padiglione Italia (dove non siamo entrati), Piacenza (stranamente è un Padiglione permanente), Birra Poretti (ma quanta cazzo ne hanno!), Albania (mostra fotografica), Serbia (vino e grappa gratis), Grecia (non vendono niente), Iran (zafferano), Stati Uniti (Gatorade), Ecuador (tante cose da annusare), Giappone (cotoletta al curry ed assaggio di manzo Kobe), Russia (soffitto a specchio) Qatar (caffè interattivo), McDonald’s (CocaCola e patatine) e Slovacchia (l’uccello dalle piume di coltello).

Sebbene questo elenco sia già di per sè impressionante, poichè trattasi di una recensione, mi accingo ora a dare la mia opinione su quanto visto durante la visita. I Padiglioni, salvo pochi casi, sono tutti formati da due ambienti distinti. Il primo è il museo interattivo, dove si possono vedere e toccare la storia e i prodotti del paese. Alcuni, come la Colombia, fanno affidamento su splendidi filmati (la storia polacca in un cartone animato muto a colori è spettacolare, come del resto l’ascensore colombiano), mentre altri hanno delle vere mostre al proprio interno (design per la Polonia, folklore per la Russia, vita quotidiana per il Qatar). Questo è l’ambiente che tutti gli stati, anche i più piccoli, presentano ai visitatori. Il secondo è lo spaccio/ristorante/cocktail bar, ove il visitatore può acquistare souvenir, e soprattutto cibo e alcolici. Questo secondo spazio non è presente nei padiglioni più piccoli. In genere poi, ove entrambi gli spazi siano presenti, è possibile scegliere se visitarli entrambi, prima il museo e poi il bar, oppure solo il bar. Questa piccola cortesia verso i visitatori, tale da non costringerli a fare una lunga coda per il museo ove volessero semplicemente mangiare, è ciò che contraddistingue una buona pianificazione degli spazi. Dopotutto, il tema dell’Expo è il cibo.

I prezzi dei cibi e dei souvenir poi non sono nulla di proibitivo, se sapete come scegliere. Un primo ed una birra vi costeranno in media una dozzina d’euro, mentre l’aperitivo col Franciacorta potrebbe oltrepassare i 15 solo per lo spumante. La bistecca di manzo giapponese può costarvene 40, ma sarà la migliore della vostra vita. Se invece fate parte di quella speciale categoria di sottosviluppati mentali che pagano 37 euro per entrare ad una fiera alimentare universale per mangiare patatine fritte ed hamburger, nessun problema, ci sono anche vari economicissimi McDonald’s. Non mancano poi i luoghi di svago, quali la terrazza bar del Padiglione USA dal quale sorseggiare cocktails osservando Expo dall’alto, o il Padiglione Poretti/Martini, dove potrete riempirvi di birra al piano inferiore per poi infliggervi il colpo di grazia in terrazza con un bel Martini Rosso. La birra Nastro Azzurro è ubiqua, ed ogni padiglione tende ad avere un paio di bevande tipiche, vendute a bottiglia o a bicchiere. Ad Expo tutto ha un prezzo e niente è gratis, fatta eccezione per le degustazioni. C’è solo una cosa che non dovete assolutamente comprare, nemmeno se ne andasse della vostra vita: l’acqua. Nelle stradine laterali sono infatti presenti delle fontanelle gratuite alle quali fare rifornimento. Acqua pura, fresca, gratuita. Anche gasata.

Per i visitatori più intraprendenti poi ci sono piccoli giochi di società ed altri svaghi. In vendita da qualche parte, oltre a libri fotografici, magneti da frigo ed altri simpatici ricordi, potete trovare dei libretti simili a dei passaporti, sui quali farvi mettere i timbri delle varie nazioni. Da qualche parte, ho detto, perchè non sono riuscito ad ottenere indicazioni più specifiche, ed ora ho la mia consueta moleskina piena di timbri. Se vi interessa perseguire questa divertente forma di collezionismo, vi suggerisco di portare con voi della carta assorbente per calligrafia, altrimenti il timbro degli USA monterà il timbro della Russia sulla pagina di fronte, ed insieme partoriranno due timbri speculari del NWO di Locate Tiulzi. L’interattività poi spesso non si limita a schermi touch screen con varie nozioni su etnografia e agricoltura: il Giappone ha un ristorante virtuale per una cinquantina di persone, l’Angola ha un divertente test sulle abitudini alimentari, gli USA hanno giochi d’acqua pedonabili e in quasi tutti i padiglioni potrete annusare, succhiare, leccare o mangiare le piante locali, opportunamente piantate da esperti paesaggisti. Se anche questo non dovesse bastarvi, e doveste avere molto caldo, intorno ad Expo scorre un fossato nel quale potrete facilmente calarvi tramite le comode rive a gradoni.

Se mi avete seguito fin qui, presumo sarete ormai stanchi, dunque mi avvio a chiudere questa piccola escursione parlando della notte di Expo. Ebbene sì, laddove altri eventi mondani chiudono i cancelli al calar del sole, costringendovi a tornare in albergo a continuare la festa con la prima prostituta raccattata su Craigslist, Expo vi viene incontro. I musei, purtroppo, chiudono tutti entro le 20:00, ma durante i fine settimana i ristoranti e i bar rimangono aperti fino a mezzanotte. Vi troverete così a passeggiare per vialoni fiancheggiati da mini-discoteche anni ’90, dove ubriacarvi saltellando con un sottofondo della peggiore musica dance nord-europea. I più romantici potranno invece portare la propria morosa al ristorante e poi all’Albero della Vita. Questa costruzione, che di giorno funge da monumento alla Foppapedretti, di notte s’illumina come un albero di Natale, con spettacoli di luci, suoni e giochi d’acqua che valgono il prezzo del biglietto ridotto serale.

Fine.

Che dire dunque? Quale giudizio complessivo dare a questo grande parco divertimenti semi-temporaneo? Un giudizio positivo, ovviamente. Qualche anno fa, quando sentivo parlare di un qualche strano oggetto chiamato “Expo”, l’unica cosa che riuscivo a pensare era che “questi milanesi si stanno allargando un po’ troppo”. L’anno scorso per la prima volta ho capito che “Expo” non era un qualche tipo di prestito obbligazionario ad interesse variabile collegato allo spread tra Lira Cipriota e altezza del monte Cervino al netto del cappello di nevi perenni, bensì un luogo fisico. Il mese scorso ho deciso di dare ad “Expo” una possibilità, perchè per quanto un simile spreco di soldi per un evento temporaneo mi dia la nausea, non provare nemmeno ad andarci sarebbe stato uno spreco ulteriore. Oggi, Domenica 21 Giugno 2015, voglio tornarci per un altro giro. Al netto delle polemiche sui costi (troppo, troppo poco, il giusto), dei ritardi nella costruzione (trovati fossili di Expo 2015 durante gli scavi per la costruzione di Expo 2015) e di tutti gli orrori quotidiani inscindibilmente interconnessi anche con le migliori iniziative di questo tipo (tipo il tangibile rischio di morire di caldo, tipo), Expo 2015 è un posto che, se siete italiani sopra la soglia di povertà, dovete assolutamente vedere, pena una vita di rimorso per esservi persi l’occasione.