Il colore degli altri.

di lucanos87

Vi ho mai detto che un mio amico ha casa a Tokyo? La risposta è no, non ne avevo motivo, era probabilmente l’informazione più inutile che avrei potuto darvi. Ora però ve la do, perchè mi è utile per raccontarvi una storia. Una cupa e triste storia su come la realtà non sia quella che si vede. Inserire risate malefiche a piacere.

No, ok, scherzavo, è la solita storiellina edificante sulle bellezze paesaggistiche.

Questo mio amico è giapponese, almeno in parte, e credo sia questo che lo mette nella posizione giusta per fare cose che noi (noi che il Giappone sappiamo a mala pena dov’è) non riusciremmo mai a fare. Ad esempio questa foto.

Una città in un giorno di ordinaria cupezza.

La prima volta che l’ho vista ho pensato a Volgograd, o ad una qualsiasi altra città industrializzata dell’est Europa. Cielo grigio, un sacco di condomini e soprattutto niente di interessante all’orizzonte. Il classico posto in cui un viaggiatore cool andrebbe solo perchè fa curriculum (“Ahò, sò stato a Volgograd, 3500km de machinaaaaaa! Ammazza che mmal de culo!”). Poi ho guardato l’utile didascalia ed ho scoperto che la città nella foto è Tokyo.

Cioè, capiamoci, Tokyo.

6-Tokyo

Foto di Tokyo presa a cazzo da internet n° 1.

Tokyo.ashx

Foto di Tokyo presa a cazzo da internet n° 2.

Questa Tokyo.

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Foto di Tokyo presa a cazzo da internet n° 3.

Tokyo, Japan --- Girls Walking Through Shopping District --- Image by © Steven Vidler/Eurasia Press/Corbis

Foto di Tokyo presa a cazzo da internet n° 4.

Paura eh? Ebbene sì, non c’è la minima somiglianza tra la foto scattata da un cittadino qualsiasi e le foto trovate su internet. Si tratta di quello che chiamo “Effetto Parigi” (oppure Berlino, o New York, ovvero una qualsiasi città di cui ho cominciato a farmi un’idea molto prima di visitarla): maggiore è la nostra distanza, anche culturale, da una città, maggiore sarà la nostra attrazione verso di essa.

L’anno scorso ad esempio sono andato a Parigi, città giudicata bellissima da chi non c’è stato, ed una volta arrivato sul posto l’ho trovata piuttosto normale. Certo, è piena di cose belle, ma la gente vomita per strada, chiede l’elemosina millantando improbabili menomazioni fisiche e sta in coda ubriaca fuori da ignobili locali notturni come in una Ulaanbaatar qualsiasi.

Dopo aver visto la foto in alto la mia voglia di visitare Tokyo non è certo diminuita, ma ora voglio visitare un posto più realistico. Adesso so che dovrò portarmi un maglione (perchè non ci saranno le tipe della foto n° 4 a scaldarmi), dovrò nascondere il portafogli (perchè non ci sarà il Giustiziere Robotronico Gigante della foto n° 3 a proteggermi dagli scippatori ninja) e sicuramente la sera dovrò stare in camera a dormire (perchè se i posti delle foto n° 1 e 2 esistono, sono certamente troppo costosi), ma sono ancora più curioso di conoscere gli abitanti di quell’enorme città, sapendo che nonostante le immense distanze abbiamo qualcosa che ci accomuna.

Il tempo di merda.

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