Quando il troll è nella testa di chi ascolta.

di lucanos87

Tempo fa vi furono in televisione e sui giornali grandi polemiche relative ad un nero che canta minchiate in video su Youtube ed al resto del mondo che lo odia a morte. Avevo seguito la cosa con un certo distacco e, tra una risata ed una levata di sopracciglio, avevo archiviato la cosa come trollata generale pensando di avere capito abbastanza bene la faccenda.

Pensavo che Bello Figo (uno dei vari nomi d’arte di un tizio ghanese di cui non ricordo il nome) fosse un geniale troll in grado di far incazzare tutti recitando la parte del rapper: i bianchi perchè i negri non devono alzare la cresta, i negri perchè un negro che si comporta così gli rovina la piazza, i sostenitori di Hillary Clinton perchè quelli comunque se la prendono con qualunque cosa respiri e non. Non avevo comunque una buona opinione del ragazzo, perchè in generale non considero un mestiere onorevole guadagnarsi da vivere facendo incazzare la gente just cause.

E niente (mein Gott che bell’inizio di frase, Leopardi mi fa una sega!), l’altra sera è successa una cosa che mi ha fatto cambiare idea: ho sentito una delle “canzoni” di Bello Figo, una di quelle che avevano causato le polemiche, ed ho cambiato letteralmente idea. Tra la dimenticabile base musicale blandamente trash, il testo raffazzonato, le doti vocali di quarta categoria e il video che Trucebaldazzi in confronto è Martin Scorsese, l’unica emozione che sono riuscito a provare era vergogna. Nel senso che, al posto suo, mi sarei vergognato di una performance del genere. Come può qualcuno prendersela a male per una canzone così poco orecchiabile da costringere l’utente a sospendere l’ascolto prima di arrivare alla parte interessante (e fonte, secondo i giornali, di maggiore indignazione)?

Proprio in quel momento ho capito quanto mi ero sbagliato, e quanto si erano sbagliati tutti. Bello Figo è solo un poveretto che fa le sue minchiatine su Youtube come migliaia di altri prima e dopo di lui, siamo noi, o meglio sono dentro di noi i veri troll. I troll sono nella testa di quei bianchi che si indignano non capendo che se uno volesse veramente offenderli s’inventerebbe un testo accattivante ed una musica orecchiabile, come hanno sempre fatto tutti i movimenti di protesta dai tempi dell’uomo di Neanderthal ad oggi. I troll sono nella testa di quei negri che invidiano ad un giovane ghanese i pochi soldi racimolati con Youtube e preferiscono prendersela con lui che con gli spacciatori e gli sfruttatori. I troll sono nella testa dei giornalisti che fingono di prendere sul serio qualcosa che senza di loro non sarebbe uscito dal Parco Ducale.

Vorrei poter trarre una bella morale da tutto questo. Come per esempio che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, e magari in questo mondo dove la produzione musicale peggiora di minuto in minuto qualcuno ha preso sul serio certe cazzate perchè le riteneva seriamente musica. Oppure che tanto tra un paio di mesi nessuno si ricorderà più di lui, e saremo alle prese con il linciaggio mediatico di un qualche youtuber rom che canta “Spaco botilia/amazo familia/scippo cinesa/muore soto treno“. Purtroppo, non mi viene in mente nulla, quindi la morale mettetecela voi.

Come disse un famoso sostenitore della Clinton dopo le elezioni, sono andato a letto in un mondo di merda e mi sono svegliato in un mondo anche peggio.

Povera Italia!

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