La Bella e la Bestia: il film.

di lucanos87

Ieri, trascinato da Maria, sono andato a vedere il film della Bella e la Bestia. Non ne avevo molta voglia, perchè dopo aver visto il cartone animato, vedere il film con gli attori veri non mi sembrava necessario, ma grazie ad un colpo di fortuna, che ci ha fatto ottenere i biglietti a metà prezzo, sono entrato in sala allegro e curioso.

Siccome il cartone animato è bellissimo, e tutti l’hanno visto, in questa recensione, per risparmiare il mio e il vostro tempo, si parlerà solo di ciò che rende il film diverso dal cartone.

Primo: gli attori. Se dovessi parlare di cosa c’è di male nell’industria cinematografica di oggi, probabilmente parlerei di due argomenti che ritengo fondamentali: l’antirazzismo (o il razzismo, a seconda dei casi) e la mania dei remake.

Purtroppo, siccome i registi e gli sceneggiatori di oggi devono mostrare, per evitare problemi, di non essere razzisti, ormai gli attori vengono scelti in base al colore della pelle. Non importa l’ambientazione del film: fosse anche un kolossal sui pirati danesi del V secolo d.C. devi sbatterci in mezzo almeno un attore nero. Si arriva al punto di cambiare storie che il pubblico conosce ormai a memoria per inserire un attore cinese o africano, laddove magari nella storia originaria c’erano solo europei. A volte si riscontra addirittura il problema opposto: sceneggiatori, registi e produttori razzisti scelgono attori in base alla loro “razza” pensando di attirare spettatori che altrimenti non si sarebbero sentiti coinvolti (i produttori di “The Great Wall” hanno ammesso di aver scelto Matt Damon e Willem Dafoe in questo modo). “La Bella e la Bestia” non fa eccezione, e ci troviamo con un villaggio francese di metà XVIII secolo nel quale gli abitanti tentano di linciare Belle perchè tenta di insegnare a leggere ad una bambina, mentre sono perfettamente tranquilli ad avere il nipote di Mansa Musa che gli dice messa tutte le domeniche. Mah…

Il film soffre anche della mania dei remake che, forse prodotta da un calo della creatività generale, spinge gli studi cinematografici a fare e rifare sempre gli stessi film, cambiando gli attori o le tecniche esecutive. Così abbiamo i film dei cartoni, i cartoni dei film, le stop-motion dei corti di successo. Rifare “La Bella e la Bestia” con attori veri è un’operazione destinata al fallimento creativo. Non esiste margine di miglioramento rispetto al cartone e chi ha avuto l’idea lo sapeva. Sono andati avanti comunque per soldi, perchè sapevano che se fai un’operazione del genere lo spettatore comunque ci casca, perchè la curiosità uccide il gatto ma anche l’uomo sta messo male. Alla fine di tutto, dopo due ore di film, la domanda che lo spettatore si porta dietro è: ma chi glielo ha fatto fare di ingaggiare Ian McKellen ed Ewan McGregor che li si vede in faccia solo per un minuto e mezzo alla fine?

Secondo: le canzoncine. In un film piuttosto godibile, l’unica vera pecca sono state le canzoncine. Ne sono state aggiunte alcune di nuove rispetto al cartone, ed alcune sono rimaste uguali. Altre, purtroppo, sono state cambiate. In peggio. Io ho visto la versione italiana, e potendo parlare solo di quella devo dire che la qualità dei cantanti e dei testi mi è sembrata peggiorata rispetto a quella del cartone animato del 1991.

Terzo: la storia. Hanno allungato il brodo rispetto al cartone, rimpolpando un po’ la storia per raggiungere i 120 minuti. Nel film si vede un antefatto che spiega come il Principe è diventato Bestia, poi abbiamo alcune scene in più della Bella con la Bestia al castello e alcuni personaggi aggiuntivi (come la strega, che nel film vive vicino al villaggio, o alcuni personaggi del villaggio che sono parenti degli oggetti animati del castello). Tutto sommato i cambiamenti sono godibili, anche se non necessari.

Quarto: l’ormai famigerata infamia della Disney. Non sopporto più questa casa di produzione che promette e non mantiene. Hanno messo in giro la voce che Le Tont è gay per creare scandalo e pompare il film, ed io da bravo ci sono cascato e sono entrato al cinema pensando le peggio cose (“Maledetti! Avete cambiato la storia! Infami! Hanno stato i frosci, hanno stato!“). Poi, dopo due ore di attenta visione, ho scoperto che mi avevano mentito. Non c’è niente di ciò che Le Tont fa che possa essere visto in una luce omosessuale, nemmeno sforzandosi tanto. Più che “gay“, Le Tont mi è sembrato “gaio” e felice. Avevano messo in giro anche la voce che la Bella, in questa versione, fosse una specie di femminista da combattimento (mi aspettavo reggipuppe in fiamme e vagina mia e me la gestisco io), ma in realtà è sempre la solita brava ragazza istruita e giudiziosa. Peccati del viral marketing.

Quinto: gli effetti speciali. In pratica il film è un effetto speciale con le zampine. Metà degli attori sono effetti speciali per il 99% del film. Un sacco di scene nel castello sono effetti speciali che avvolgono altri effetti speciali mentre fanno cose. Dopo aver visto il cartone si rimane un po’ delusi dagli oggetti parlanti, che sembrano poco espressivi. La ritrasformazione stranamente è la cosa meno computerizzata di tutte, con gli attori che ridiventano umani fuori scena.

Tutto il resto è uguale al cartone: se quello vi è piaciuto, può piacervi anche il film.

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