…ma nessuno vuole vedere come vengono prodotti.

Ho appena finito di guardare Doctor Strange. Mi è piaciuto molto. Potrei chiuderla qui ma non lo farò. Doctor Strange è stata la conclusione (per il momento) della mia maratona di film Marvel. Sabato prossimo (06 Maggio 2017) andrò a vedere “I Guardiani della Galassia – Vol. II”, ma per ora ho chiuso coi film della Marvel. Come vedete smetto quando voglio.

Non è però della mia mania dei film di supereroi ad elevatissimo budget che voglio parlarvi, bensì del male assoluto che sta divorando questo mondo e che emerge potente dai film della Marvel. Ok, sono un po’ troppo drastico. Diciamo che se si guardano i film Marvel e si fa un po’ di ricerca si scopre un mondo di schifosissime piccolezze che fanno passare la voglia di vivere.

Partiamo da Ant-Man. La settimana scorsa mi sono messo a guardare questo divertente film che parla di un tizio che può diventare piccolo quanto una formica. Complessivamente l’ho trovato bello, ma ho fatto un’enorme fatica a sopportare i primi due minuti. Michael Douglas mi è abbastanza indifferente come attore, ho sempre preferito suo padre Kirk. Non voglio dire che Michael non sia un bravo attore, tutt’altro. Però ho questo (autodiagnosticato) problema mentale molto serio a causa del quale mi vengono in mente cose, cose che ho visto o fatto, e non riesco a non fare associazioni, e io ho visto Sharon Stone che accavalla le gambe in “Basic Instinct”, e ho visto Michael Douglas sulla locandina di quel film, ed ora ogni volta che rivedo Michael Douglas, a prescindere da qualsiasi cosa faccia, l’unica cosa che vedo è l’allupato che si arrapa guardando la brugna di Sharon Stone. Il fatto che sia stato anche il protagonista di “Un giorno di ordinaria follia” (un film che amo) non mi aiuta.

Michael Douglas, dicevo, non lo posso guardare senza immaginarmelo con la lingua fuori come un Fantozzi qualunque ogni volta che passa una donna, ma posso dominare la mia mente malata e riuscire a sopportarlo (e a godermi la sua ottima recitazione) se mi impegno. Purtroppo in Ant-Man la Marvel ha tirato fuori il male cinematografico assoluto: la grafica computerizzata applicata alle persone. Il buon Michael per il 99% del film recita con la sciava bianca e la barbetta, da simpatico settantenne, come un Macaulay Culkin che sia in qualche modo riuscito a superare i quaranta nonostante le valanghe di crack, ma nei primi due minuti siamo in pieno “Basic Instinct”. Come diceva sempre il saggio David Sim, once a profound truth has been seen, it cannot be unseen, e se guarderete i primi due minuti di Ant-Man sarete segnati a vita.

Di solito, quando si ha bisogno di rappresentare due momenti molto distanti nel tempo in un film, si prende un attore che abbia l’età giusta per il momento più indietro nel tempo e gli si fanno recitare le scene al naturale, poi lo si manda in sala trucco e lo si invecchia con rughe finte su rughe finte per fargli recitare il momento più recente. Non è il massimo da vedere, perchè l’attore sembra comunque un giovane truccato da vecchio, ma rimane comunque potabile. In Ant-Man hanno fatto il contrario, prendendo un vecchio e ringiovanendolo nel flashback con la grafica computerizzata. Per due minuti ho dovuto guardare un rispettato attore recitare con addosso una maschera di mo-cap e pixel a metà tra la malattia neurodegenerativa e il teatro kabuki. Avevo già visto una tecnica del genere sfruttata in maniera più gentile nei vari film in cui è presente Iron Man (Robert Downey Jr. non sta esattamente ringiovanendo), ma qui siamo sprofondati nell’abisso dell’abuso (anelo a lungo allitterare). Ora non riesco più a guardare un film senza aspettarmi chissà quali orrori. Entro al cinema recitando il mantra: “Non Nobis Beowulf“.

Il secondo grande orrore emerge da Doctor Strange, anche se non è legato al film in sè. Sono i guerrieri della razza. Avete presente quando scelgono certi attori in base alle loro origini (leggasi colore della pelle, provenienza geografica e tratti somatici) per far piacere ad una certa fetta di pubblico che ha le stesse origini dell’attore, in modo da aumentare gli incassi, a prescindere dalle origini che il personaggio aveva nel materiale originale da cui il film è tratto (ad esempio nel libro era bianco, nel film nero, oppure nel fumetto era inglese mentre nel film è americano)? Non è una grande novità. Negli anni ’70 negli usa andavano di moda i film per neri, dove attori neri recitavano personaggi tutto sommato positivi e attori bianchi recitavano nella parte di sfruttatori e razzisti. Negli anni ’80 negli USA il primo film di Mad Max è stato doppiato perchè Mel Gibson aveva un accento troppo australiano per il pubblico americano. Ultimamente va di moda inserire attori di minoranze etniche ovunque per mostrarsi politicamente corretti.

Non sono qui per criticare all’ingrosso certe scelte. Io sono per la stretta aderenza al materiale originale quando si traggono film da libri o fumetti, e sono probabilmente un po’ razzista (odio chiunque sia diverso da me, fino a prova contraria), ma Idris Elba nel ruolo di Heimdall non è una scelta politicamente corretta, è una scelta di buon cinema. Ai guerrieri della razza però certe cose non vanno giù. In Doctor Strange il mentore del personaggio principale dovrebbe essere un vecchio monaco cinese. Gli sceneggiatori però si sono trovati di fronte ad un problema: un vecchio cinese sarebbe piaciuto ai puristi, ma sarebbe anche stato troppo simile allo stereotipo di Fu Manchu, e avrebbe attirato le ire dei guerrieri della razza cinesi (mai mettere in cattiva luce i cinesi). D’altra parte, se avessero scelto una vecchia cinese sarebbero caduti nello stereotipo della vecchia zoccola orientale (zoccola e avvelenatrice), e i guerrieri della razza ci sarebbero andati a nozze. Una giovane cinese avrebbe causato un turbine di seghe tra i fan più pervertiti, cosa che avrebbe tolto serietà al film e scatenato i guerrieri della razza (quelli che lottano per una “razza” cinese casta e pura, in cui le donne non attirano gli sguardi degli uomini). Lungo il percorso hanno scartato anche l’idea di un vecchio occidentale convertito alla filosofia orientale, perchè esiste una frangia di guerrieri della razza che, contro ogni precetto della Boldrini, ritiene che una cultura possa essere vissuta solo da chi ci è nato dentro (anche se gli immigrati tentassero di insegnarci qualcosa, sarebbe offensivo da parte nostra imparare da loro). Vedendosi chiuse tutte le strade, si sono giocati l’unica carta rimasta: Tilda Swinton. Un Ente così avulso dalle leggi della biologia da non avere sesso nè razza. Una specie di David Bowie con la visione stereoscopica. Alcuni dicono non abbia nemmeno un colore. Il fatto però che abbia la pelle diafana ha scatenato i guerrieri della razza, che hanno accusato il film di whitewashing, ovvero di aver trasformato personaggi non bianchi in bianchi. Perchè buona parte degli attori di Doctor Strange non sono bianchi, ma chissene, è Tilda Swinton che è di troppo. Christopher Robert Cargill ha paragonato la situazione alla Kobayashi Maru (no, non la prima nave a vapore della marina militare dello Shogunato Tokugawa, quella è la Kankō Maru, intendo la simulazione di battaglia coi Klingon di Star Trek).

La morale della favola è: dove stiamo andando a finire? Se penso alla mia vita tra vent’anni, mi vedo al cinema a vedere un film degli Avengers con il povero Andy Serkis in tutti i ruoli, ovviamente con tutina mo-cap e schermo verde, mentre gli attori originali, ormai avviati vero i settanta (o gli ottanta, perchè Robert Downey è Jr. ma invecchia anche lui) presteranno la voce e le facce, ovviamente quelle del 2016, opportunamente incollate su Andy con la grafica computerizzata, mentre su Facebook e Twitter i neri se la prenderanno coi bianchi che se la prenderanno coi cinesi che se la prenderanno coi giapponesi che se la prenderanno con gli indiani che se la prenderanno con gli inglesi che a questo punto avranno fatto tutto il giro e saranno arrivati alle spalle dei neri e pronti a prendersela con loro, ricominciando la sequenza da capo, il tutto perchè nel nuovo film sulla storia della Corea del Nord il ruolo di Kim Il-sung è stato affidato a Djimon Hounsou, ovviamente in yellowface

But, if you’re a lousy actor
It don’t matter if you’re black or white