To blog or not to blog?

Un paio di settimane orsono mi trovavo seduto assieme ad un’amica ad un tavolino di un noto bar gelateria di una città che coloro che mi conoscono non faticherebbero ad individuare, se avessero la decenza di leggere questo post. La strada era semi deserta, e non avendo di meglio da fare, ci siamo inoltrati nella complicata conversazione che ora tenterò di riportare:

Lei: “Ti sei poi deciso ad aprire un blog?”

Io: “No, e non credo mi deciderò.”

Lei: “Perché? Guarda che è divertente, non c’è niente di male!”

Io: “Ma è come un suicidio a Milano Centrale: mentre ti prepari a farlo, la gente ti incoraggia; mentre lo fai, tutti si girano dall’altra parte; dopo che lo hai fatto, ti puntano contro il dito accusandoti di averli messi a disagio!”

Lei: “Beh, ma se ti piace scrivere…”

Io: “Mi piace, ma non credo di aver mai scritto nulla che possa interessare a qualcuno.”

Lei: “Non importa. Se ti va bene ti leggono, ed è divertente. Se ti va male, non fa niente, avrai messo ordine ai tuoi pensieri ed avrai applicato loro una cornice colorata. Non devi scrivere per gli altri, per essere letto: devi scrivere per te stesso.”

Io: “Io scrivo già per me stesso! Ma devi ammettere che nel momento in cui rendessi pubblico qualcosa non starei più scrivendo per me stesso. Pertanto sarebbe normale desiderare di essere letto. Comunque non ho nemmeno idee interessanti da mettere per iscritto: finirei con lo scrivere pezzi lagnosi in cui mi piango addosso!”

Lei: “Non c’è niente di male, in molti aprono un blog per piangersi addosso!”

Io: “Appunto…”

La nostra conversazione è poi proseguita su di una strada diversa, ma credo che questo piccolo estratto possa essere utile a meglio delineare il problema. Che senso ha oggi aprire un blog? A cosa serve? A cosa MI serve? Perché lo faccio?

Sono forse un nuovo Bob Dylan, che scrive per liberarsi della confusione di pensieri che gli rimbomba in testa? I got a head full of ideas/that are drivin’ me insane!

Ho forse fatto i conti, scoprendo che un blog costa meno di uno psicologo, un po’ come gli Who in Quadrophenia? Can you see the real me, doctor?

O sono forse un erede del grande Orazio, divorato dall’ossessione di essere ricordato dai posteri? Exegi monumentum aere perennius!

Più probabile che io sia un edonista/narcisista, sullo stile di Lou Reed il cui più grande piacere è vomitare vuote parole nell’etere? When I’m rushing on my run/ And I feel just like Jesus’ son!

O potrei essere il solito sfigato di provincia, quello che si è guadagnato il posto d’onore nelle canzoni di Ligabue? Sei fuoritempo/sei fuoritempo/sei come un debito scaduto…

Ma basta piangersi addosso, fa troppo “last year”. Soprattutto, basta citare testi protetti da copyright, perché anche se lo fanno tutti, poi alla fine la multa se la becca sempre il solito.

Due mesi fa, quando l’idea di aprire un blog mi è stata letteralmente messa in testa, avevo intenzione di recensire film. Poi ho smesso di andare al cinema, o almeno ci vado molto di rado. Quindi, sebbene di tanto in tanto possa comparire in questo spazio qualche recensione cinematografica (o letteraria, o videoludica), credo dovrete rassegnarvi a vederlo riempito di riflessioni sulla vita, la morte, le tasse o quant’altro potrà sembrarmi al momento dilettevole.