Luisa Miller: la recensione

Continuiamo così, facciamoci del male. Maledetta la mia abitudine di programmare durante i miei periodi maniacali cose che poi dovrò fare durante i miei periodi depressivi. Ho ormai venduto l’anima alla cultura, almeno fino a stasera, e mi sto godendo un sacco ed una sporta di spettacoli musicali, di vario livello e di vario genere.

Ieri sera, tanto per non sbagliare, ho assistito da posti molto popolari (e montanari) alla messinscena della Luisa Miller di Giuseppe Verdi a Busseto. So che nel mio primo post vi avevo in qualche modo fatto capire che non mi sarei dato alle recensioni in maniera continuativa ma, purtroppo, durante questa settimana mi trovo a non poterne fare a meno. Godetevi dunque l’ennesima, grezzissima recensione.

Per l’amante della lirica, Verdi è una garanzia. Perfino opere minori e prive di un qualsivoglia afflato nazionale nascondono splendidi brani in mezzo alle pieghe di un intreccio di rara pochezza. Luisa Miller non fa eccezione, nè per le perle, nè per la pochezza. Ma andiamo per punti come al solito.

1) IL PREZZO: nel solco della tradizione delle rappresentazioni estive, il prezzo si presenta diviso in due fasce: prezzi più alti in platea, dove le splendide signore e signorine sfoggiano eleganti abiti da sera ed i signori le seguono in abito scuro; prezzi più popolari nei settori montagnardi, ovvero sulle gradinate, ove il codice di abbigliamento è meno stretto, le signore e signorine sono meno belle e gli uomini vestono casual. Dove mi sono seduto? Make an educated guess.

2) LA MUSICA: la solita Orchestra Giovanile Luigi Cherubini dà una nuova prova di bravura.

3) IL CANTO: il Coro del Teatro Municipale di Piacenza, stavolta senza incursori, viene finalmente sfruttato in modo costante. I giovani cantanti nei ruoli principali, sia italiani che stranieri, fanno del loro meglio, ma sono costretto ad analizzarli uno per uno, pur senza far nomi, per metterne in luce i vari pregi e difetti. Iniziamo con i promossi: Miller (buona voce, ben impostato, dizione sorprendentemente buona, nonostante sia coreano), Luisa (splendida voce, buona potenza, facile al gorgheggio, dovrebbe provare il repertorio mozartiano), Wurm (ottima voce, potente, preciso). Finiamo coi rimandati (sono giovani, si rifaranno): Walter (buona l’impostazione ma voce troppo debole; a sua difesa, le indiscrezioni che lo davano malato fino al giorno prima), Federica (non posso dirne nulla di male, ma dopo averla sentita per tutta la rappresentazione mi rimane qualche dubbio), Rodolfo (bella voce, discreta potenza, abile nelle cabalette ma un po’ impiccato nelle parti che richiedono maggior forza).

4) LA SCENOGRAFIA: ottima scenografia floreale, l’ideale in una calda sera estiva, utile anche a richiamare le verdi terre germaniche in cui s’ambienta la vicenda. Sontuosa. Ottimi i giochi di luci.

5) I COSTUMI: splendidi, di stampo ottocentesco, ricchi e variegati. Una gioia per gli occhi.

6) IL PUBBLICO: caldo e facile all’applauso, l’ideale per dei giovani cantanti che più che delle critiche di ignoranti paesani hanno bisogno di un incoraggiamento a continuare a far bene o a far meglio.

7) L’ORGANIZZAZIONE: buona. I tappeti rossi in platea, la simulazione di golfo mistico, la presenza vigile e capillare delle hostess sono indicazione di un’organizzazione attenta e ben pianificata.

Nel complesso un’ottima rappresentazione, con una sola imperdonabile pecca: è andata in scena una volta sola.