Le regole della mendicanza.

In questo periodo di vacche magre, in cui l’assenza di lavoro e di certezze ci attanaglia tutti, nessuno escluso (pure Renzi s’è giocato il bonus coi gay, non aspettatevi la liberalizzazione della cannabis in questa legislatura), capita sempre più spesso di vedere per strada mendicanti che chiedono l’elemosina contando sulle aspirazioni redistributive delle masse. Chi infatti, in presenza di un mendicante, non si sente un po’ un Robin Hood de noantri, pronto a rubare a se stesso per dare ai più bisognosi?

Io non mi ci sento, ecco chi!

Per questo, non volendo cedere i miei pochi soldi agli accattoni professionisti che vigliaccamente assediano le nostre città, ho deciso di dare loro (ed a tutti coloro che nella mendicanza vedono il proprio futuro lavorativo) qualcosa di meglio: dei consigli. Un buon accattone infatti, un accattone che guadagna, un accattone ricco insomma, è quello che riesce a sfruttare al meglio le proprie capacità e, ove queste capacità non siano particolarmente acute, ad affinarle. Pertanto, dopo attente osservazioni dell’ecosistema mendicatorio, ho formulato alcune proposte mirate a migliorare la vita degli accattoni e quella dei loro clienti, le persone che si vergognano di avere i soldi.

Il primo consiglio fondamentale riguarda la buona educazione. Quando si mendica, è importante far passare il messaggio, ed un messaggio passerà meglio se è espresso nella lingua comunemente parlata dai clienti. Pertanto, basta con le frasi sconnesse mormorate a mezza bocca in incomprensibili dialetti non indo-europei: una volta deciso dove mendicare, passate qualche minuto ad imparare la lingua del luogo e scoprirete con soddisfazione che molta più gente vi darà retta. Altra cosa importante è l’atteggiamento: il mendicante migliore è quello gentile e compito, che non fa pesare la sua presenza. Se poi questo approccio non funziona, potete sempre minacciare la gente con un coltello: state sicuri che quella sera stessa avrete di nuovo un tetto sulla testa, una dimora sicura con sbarre alle finestre e pasti caldi due volte al dì.

Il secondo fondamentale consiglio riguarda la coerenza. I clienti non vogliono essere truffati, pertanto vi eviteranno se mostrerete discrepanze tra quello che dite e quello che fate. D’altraparte, chi cederebbe i propri sudati guadagni ad un figlio di puttana col Rolex? Ok, a parte i clienti di Banca Etruria. Dunque se sul vostro cartello scrivete che siete malati, evitate di appostarvi nel punto più freddo e ventoso della linea M3, se chiedete soldi in quanto disoccupati, cercate di prendere servizio prima delle 07:00 altrimenti si capisce che avete fatto il turno di notte e mendicate solo per arrotondare. Se siete zoppi, non cominciate a correre quando arriva la polizia.

Il terzo ed ultimo consiglio riguarda la fidelizzazione della clientela. Oggigiorno, coi pochi soldi che girano, il cliente si separa dai suoi spiccioli solo per servizi ad alto valore aggiunto. Tattiche come appostarsi all’angolo e dare il buongiorno a tutti sono ormai superate. Quello che un cliente cerca ora è lo spettacolo: ubriachi che insultano i politici, profeti di sventura, emissari di civiltà aliene sono solo alcune delle più gettonate varietà di mendicanti. Fingersi una donna e prostrarsi a terra mormorando bestemmie in una lingua morta non è abbastanza. Sedersi ad aspettare la manna non funziona più.

So bene che questi miseri consigli scalfiscono appena la crosta dell’argomento mendicanza, ma fidatevi, se li seguirete vi ritroverete in breve tempo ad essere dei mendicanti migliori. Vedrete che, con un po’ di pratica, a fine giornata potrete anche voi finalmente dire: “Sempre meglio che lavorare!”

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