Voy tirando

Scrivere per non pensare

Tag: natale

Per Natale vorrei…

A volte mi prende la voglia di scrivere un bel post denso di pathos e dramma emozionale. Vorrei scrivere di come mi sento solo senza una presenza femminile nella mia vita, di come la mia vita sia vuota e senza uno scopo, di come mi senta non solo inutile ma addirittura parassitario, di come ogni nuovo giorno che Dio manda su questa terra rafforzi in me la convinzione che la morte sia la condizione che più si addice a gente come me. Stavo per scrivere un post del genere anche adesso. Poi ho pensato ai poveri spam-bots (cino-coreani) e alle povere spam-bottane (giappo-vietnamite) che frequentano in mio blog impestando la sezione dei commenti con internet-scams vagamente mascherate da offerte commerciali. Non credo la prenderebbero bene nel vedermi crogiolare nella più nera disperazione. Non credo la prenderebbero. Punto.
Ecco perchè, invece di parlare di quanto la mia vita faccia schifo, ho deciso invece di scrivere la mia wish-list per questo Natale. Lo so, abbiamo da poco passato la metà di Novembre e, come disse Clementine, sono “peggio di un centro commerciale”, ma che ci volete fare: il saggio dice estote parati.

Per iniziare, un desiderio facile facile: vorrei che tra Italia e Francia non ci fossero deragliamenti ferroviari il giorno di Natale. Ho sempre odiato l’aereo e, ogni volta che vado in vacanza, se possibile scelgo il treno. I vantaggi sono numerosi. Innanzitutto il panorama: riuscire a distinguere le persone fuori dal finestrino può sembrare futile, ma un volo di 8 ore sopra l’Atlantico vi farà cambiare idea. Dipoi, il ridotto tasso di mortalità: che ce lo so che i disastri aerei sono un numero infinitesimale rispetto al numero dei voli, ma il fatto che non sopravviva mai nessuno me li rende particolarmente odiosi, mentre nei disastri ferroviari ci sono buone possibilità di sopravvivenza. Tertium, la possibilità di socializzare: in aereo si è bloccati al proprio posto, mentre sui treni a lunga percorrenza ci sono il bar, il ristorante e la pausa sigaretta in stazione. Per tutti questi (ed altri) motivi il giorno di Natale sarò in treno diretto a Parigi. Per questi (ed altri) motivi gradirei che il treno non avesse incidenti.

Il mio secondo desiderio è un po’ più egoistico: vorrei che Meghan Trainor perdesse la voce. Mi ha semplicemente rotto il cazzo. Ok, ha ragione, agli uomini piace afferrare (e non solo afferrare) un bel culo abbondante ogni tanto, ma finisce lì. Non c’è bisogno di farne una canzone e spaccare i coglioni per dei mesi. Tanto più che tra la faccia da strega assetata di soldi e la voce eccitante come il suono delle unghie su di una lavagna, il culo grosso dovrebbe essere l’ultimo dei suoi problemi. Dai cazzo! E non fatemi parlare del suo accento: ma dove cazzo è cresciuta, a Trenchtown?

Come terzo desiderio, vorrei che non mi si rompessero i lacci delle scarpe mentre sono in vacanza. Trovare il laccio giusto per la scarpa giusta era già difficile nel secolo scorso, ma ora che la moda maschile ha sdoganato i lacci colorati anche sulle scarpe classiche, sostituire un laccio rotto è diventata un’odissea. Se a questo aggiungiamo che nessuno vende colori che non siano ocra e testa di moro…

Il quarto desiderio è la neve. Non potete immaginare quanto sono stanco degli inverni senza neve. Nessuno può capire cosa voglia dire, la sera di Natale, assiderare in un vicolo, con le mani che sanguinano per il freddo, e nemmeno un fiocco di neve. Robe che se qualcuno ti fa una foto, l’anno dopo non capisci più se è stata fatta in inverno o in estate.

Il quinto desiderio è il più egoistico (amorale direi) di tutti, ma d’altra parte questa è la mia lista. Vorrei passare la sera di Natale in compagnia.

‘Tis the most sorrowful time of the year…

Si avvicina di nuovo quel periodo dell’anno, quello in cui i tre Re seguono la stella fino ad una mangiatoia, quello in cui i bambini trovano I regali sotto l’albero, quello in cui i neopagani si lanciano in strani rituali legati al solstizio d’inverno. In una parola, si avvicina il Natale!

Lungi da me l’analizzare i come ed i perché di una tale festa, che la maggior parte della gente di questo mondo considera un momento sacro, per una ragione o per l’altra, vorrei invece lanciarmi in un piccolo gioco di decostruzione dell’allegria natalizia. Perché a Natale siamo tutti più allegri e più buoni, giusto? Non proprio…

Iniziamo dall’evento principale: la nascita di Gesù. Un evento allegro, l’inizio di qualcosa di bello, anche per i non cristiani. A guardarlo bene però sono tante le cose che non tornano. Una ragazza incinta, col suo convivente (o marito, non si sa bene), costretti ad attraversare la Palestina d’inverno (mi dicono dalla regia che l’inverno palestinese ha poco da invidiare a quello europeo) per un fottuto censimento del cazzo. Una cosa così importante che se non ci fosse capitato in mezzo Gesù Cristo non ne avremmo mai saputo nulla. Non solo: arrivati a destinazione, non c’è nemmeno una stanza libera, e la maggior parte delle stalle sono pure piene di gente. Son costretti ad occupare una grotta, manco fossero degli squatter qualunque. Non mi sembra una situazione molto allegra. I Magi poi portano oro, incenso e mirra: nessuno pensa di portare un maglione o un sacchetto di carbonella. Se poi ti capita in mano il calendario 2014, è un attimo ricordarsi che tra quattro mesi il bambinello ce lo ritroviamo in croce…

Ci sono poi un sacco di eventi secondari a ricordarci quanto la vita sia degna di essere vissuta. La programmazione televisiva natalizia. Perché vedere per la trentesima volta “Il Piccolo Lord” è proprio quello che ci vuole per riposare la mente stanca! L’invasione della pubblicità. Perché anche se hai un mutuo a tasso variabile, tua moglie si merita un anello di Tiffany per le feste! La corsa consumistica ai regali. Perché il tuo vicino di casa disoccupato può anche morire di freddo nel suo monolocale ormai senza luce e gas, ma tu devi assolutamente avere il nuovo iPad! La gara degli addobbi. Perché niente dice “Pace in terra agli uomini di buona volontà” come un abete di trenta metri carico di lucette e variopinte palle di polistirolo: i barboni possono mangiare i sassi! La cena della vigilia con tutta la famiglia. Sarebbe anche una bella cosa, se i partecipanti non diminuissero ogni volta, chi morto e chi sparito in qualche imprecisato ospizio…

Ogni anno l’illusione natalizia diventa sempre più difficile da sostenere, e nella mente risuonano le parole di W. B. Yeats:

The darkness drops again; but now I know
That twenty centuries of stony sleep
Were vexed to nightmare by a rocking cradle,
And what rough beast, its hour come round at last,
Slouches towards Bethlehem to be born?