Cazzi loro.

Ultimamente gli spacciatori di “notizie” che infestano quasi tutti i nostri abituali luoghi comuni si stanno concentrando sui casi di giovani morti per aver assunto droghe. Sicuramente a molti di voi questa tendenza non sarà passata inosservata.

Ebbene, a furia di venir bombardato da minimalia spacciati per notizie mi è sorta spontanea una domanda, che intendo girare a voi: di chi è la colpa?

Poniamo che vostro figlio acquisti un farmaco da banco in una parafarmacia, e dopo averlo utilizzato muoia. Di chi sarebbe la colpa? Di certo non del parafarmacista. Egli si limita a vendere dei medicinali da banco di cui non è tenuto a controllare né l’effettiva composizione né l’uso che il cliente ne fa. Se qualcosa va male la colpa è del cliente che ha scelto il farmaco sbagliato o del produttore che ha prodotto un farmaco con effetti tossici. E non provate ad obiettare che quando qualcosa che acquistate non funziona vi rivolgete al venditore: lui ha diritto di rivalsa sul produttore e l’unico motivo per cui non siete voi a potervi rivalere direttamente sul produttore risiede non nel principio di causalità ma nell’applicazione, al ricorso gerarchico, del principio di sussidiarietà.

Perchè, dunque, la colpa della morte per aver assunto droga di un tizio dovrebbe essere del pusher? Egli è solo un coglione sottoistruito che fa da intermediario tra un compratore fondamentalmente stupido ed un produttore fondamentalmente disonesto. Mettete da parte per un attimo il codice penale, a mio avviso comunque non del tutto all’altezza della situazione in questi casi, e guardate la cosa da un punto di vista morale.

Al netto dell’orrore che può farvi l’idea di smerciare droga, vedete bene che il vero problema risiede nella domanda e nell’offerta. Come al mercato di Campagna Amica, bastano un produttore ed un compratore, tutto il resto è un inutile ed incolpevole orpello. Non voglio riproporre la trita e ritrita storia della mancanza di educazione e del degrado morale. Quello che mi preme farvi entrare in testa è che contrariamente a quanto la parola potrebbe far pensare un pusher non spinge nessuno a drogarsi, non letteralmente.

Altrimenti spaccerebbe zucchero a velo: tanta resa con poca spesa.

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