Tira più una passerella gialla che un carro di figa.

Ora che col titolo volgare e fuori luogo ho attirato la vostra attenzione, mi accingo a parlare di cose serie.

Ieri mattina (Lunedì 27 Giugno 2016 [se, dopo aver letto anche altri articoli, vi state chiedendo perchè specifico date insignificanti, la risposta è: per quando sarò morto e i miei eredi vorranno sapere di più sulla mia vita]) mi sono svegliato alle 03:45 per andare a vedere The Floating Piers, l’avveniristica (si dice così?) opera del famosissimo artista Christo, meglio conosciuto dagli addetti ai lavori come “Er Paccaro“.

Non voglio annoiarvi con le vicissitudini del viaggio di andata, che tra macchina e treni è durato centinaia di kilometri e di minuti, nè con quelle del viaggio di ritorno, che contro ogni previsione è durato molto di più. Non voglio nemmeno dirvi che i treni che “passano ogni 10 minuti per portarvi a Sulzano e ritorno” sono una sporca menzogna inventata da un qualche pubblicitario Trenord strafatto di crack. Tralascerò poi di menzionare che non c’è un bagnino ogni cento metri, ma al massimo ogni mille.

Scrivo questo brevissimo articolo per parlarvi del valore artistico dell’opera. Dopo esserci stato di persona ed aver toccato con piede la grande opera sul lago d’Iseo, non posso che condividere pienamente il giudizio di Philippe Daverio. The Floating Piers non è Arte. Non ci va nemmeno vicino. Credo sarebbe fare un torto a Christo dire che ci abbia provato, a fare Arte. I moli gialli galleggianti sono un’opera immensa e a tratti divertente, un luogo in cui andare a fare un giro per passare una giornata diversa, ma niente di più. Manca totalmente quell’afflato epico che pervade l’Arte e che la distingue dal resto.

Mi sono divertito a visitare l’opera, ma non ci tornerei. Come direbbe Mick Jagger, wild horses couldn’t drag me there! Le uniche cose che mi sono rimaste della giornata passata in quell’allegro inferno giallo sono le scottature da sole rimediate nonostante la crema e l’affetto di Maria che mi ha accompagnato. L’Arte è perfezione divina che si manifesta tra i profani, tensione della materia verso l’ideale, qualcosa che ti toglie le parole, qualcosa alla quale non si può nè aggiungere nè togliere. The Floating Piers è imperfezione esaltata da imbecilli, è invito alla bestemmia, è decomposizione in fermento.

Sbaglia Sgarbi quando dice trattarsi di “un pontile verso il nulla”, perchè questa tensione, questo proiettarsi, sarebbe già esso stesso Arte. Ha ragione invece Philippe Daverio quando dice che si tratta di “una semplice baracconata”. L’opera infatti, come una sagra di paese, è divertente, almeno per i primi 20 minuti, ma l’unica cosa che l’accomuna all’Arte, ciò che probabilmente ha tratto in inganno i più inesperti, sono le lunghe code dei visitatori.

Annunci